mercoledì 18 febbraio 2015

Monster (puntate 01-37)


Esordisco dicendo che quella di Monster, è una grande ingiustizia. Mi sembra veramente ingiusto e vergognoso che di questo capolavoro non esista una versione doppiata in italiano, non esistono nemmeno i DVD. In italiano si trova la peggio spazzatura, e importanti case produttrici di DVD di anime che noi tutti conosciamo in DVD  e Blue-Ray hanno fatto davvero di tutto: Hello Kitty, Pippi Calze Lunghe, My Melody, Calendar Man, Code Geass (spazzatura come i titoli precedenti). È davvero una vergogna.
Fatta questa premessa, passiamo all'anime in sé. È difficile trovare un punto da cui iniziare, ma potrei iniziare dicendo che, come nel caso di Death Note, ci troviamo di fronte a un altro libro aperto sui dilemmi morali, sull'ambiguità delle persone, sulle false apparenze. Monster è un anime di stampo thriller psicologico che affronta le mille sfaccettature che ognuno dei tanti personaggi cela. L'anime presenta infatti una trama principale, da cui però poi si diramano le complesse e drammatiche storie di molte persone, indirettamente o direttamente coinvolte. Le storie poi, una volta diramate, si concludono ricollegandosi alla trama principale, creando quindi un particolarissimo e tortuoso intreccio che va seguito con molta attenzione. Non solo per non perdere il filo, ma per non perdere i dettagli. Perchè in Monster anche i dettagli sono accuratissimi, e meritano di essere colti e vissuti appieno dallo spettatore.
Essendo la storia, per l'appunto, molto lunga e complessa, ho deciso di dividere in due parti l'analisi e le mie opinioni, premettendo inoltre che per ora sono arrivata all'episodio 37 e che quindi non so come l'anime proseguirà, per cui parlerò di ciò che l'anime mi ha trasmesso fino a tale puntata.
Il primo dilemma morale che ci viene presentato è il Dott. Tenma. Sì, perchè il Dott. Tenma è un vero dilemma vivente.
Il Dott. Tenma è un affermato e brillante neurochirurgo giapponese trasferitosi per carriera in Germania. Intelligentissimo, talentuoso e gentile, ambito dalle donne e invidiato dai colleghi, quest'uomo incarna lo spirito di bontà, umanità e aiuto al prossimo. Lavora nell'ospedale di cui il padre della fidanzata Eva è il direttore. Tutto sembra andare bene nella sua vita, tutto sembra essere dalla sua parte.
E poi.
E poi, qualcosa si porta via tutto, come una raffica di vento.
Il direttore lo obbliga a operare per primo un importante cantante lirico, trascurando invece un uomo turco che era arrivato prima di lui. Ad attenderlo in corridoio, fuori dalla porta della sala operatoria, la moglie dell'uomo ormai deceduto. La violenta reazione della donna contro di lui lo tormenterà a lungo, ed è proprio questo episodio che lo porterà a commettere, inconsapevolmente, il più grande errore della sua vita. Salvare una persona che non avrebbe mai dovuto salvare.
 Si ripresenta lo stesso bivio. Due persone da operare: da una parte, un bambino con una pallottola nella testa, dall'altra parte il sindaco, che aveva garantito dei fondi per l'ospedale. Ancora una volta gli viene imposto di operare il personaggio di prestigio. Ma stavolta le cose vanno diversamente. Gli ricompare di fronte il volto disperato della vedova, i discorsi disumani di Eva ("Le vite non sono tutte uguali"), i ricatti spregevoli del direttore dell'ospedale. Stavolta qualcosa si risveglia nel neurochirurgo, che decide di andare contro tutto e tutti e salvare il bambino in fin di vita. L'operazione è molto lunga  complessa, ma il piccolo paziente riesce a sopravvivere. Il sindaco invece muore. Ora la carriera e la vita di Kenzo Tenma sono distrutte: non solo viene declassato e i sacrifici e le gavette di una vita vengono spazzati via, ma viene anche abbandonato da Eva (che stava con lui solo per il suo prestigio). Si ritrova a parlare al bambino in coma, seduto vicino a lui. Gli dice che ha sacrificato tutto per salvarlo, e che quindi dovrà farcela e vivere a lungo.
Il bambino a cui ha salvato la vita, Johan, diventerà l'incubo della sua vita, e non solo della sua. Sarà proprio lui a diventare il mostro da cui la serie prende il titolo.
Gli anni passano, e dopo aver scoperto che Johan è diventato un serial killer, Kenzo cade in un abisso senza fondo. La presa di coscienza di aver riportato alla vita, proprio con le sue mani, un mostro, lo divora e lo disintegra, proprio come se il mostro stesse uccidendo lentamente anche lui. Ed è così che decide di abbandonare tutto per porre rimedio al suo errore, e di uccidere il ragazzo che aveva salvato con tanta fatica.
Da qui si diramano le storie di molti personaggi, e analizzarle tutte sarebbe un vero delirio, per cui prima di tutto vorrei soffermarmi sui due personaggi principali: Kenzo e Johan.

KENZO TENMA



"Chi è simile alla bestia? E chi può combattere contro di lei?"

Kenzo è una metafora vivente, la metafora del declino, dell'innocenza imbrattata di sangue. Quel che ho potuto notare personalmente visionando la prima parte di questa serie, è che Johan non è l'unico a trasformarsi sempre più in un mostro, ma anche lo stesso Kenzo.

La metamorfosi del Dott. Tenma non è solo agghiacciante, ma anche molto triste. Nessuno si aspetterebbe di vedere una persona così buona, così onesta e indifesa come lui, così ligia al suo mestiere in ospedale e ai comandi impartiti dall'alto, prendere in mano un fucile e vivere da fuggitivo,  vagabondare trasandato e malconcio per le peggiori strade tedesche, con il solo pensiero nella testa di ammazzare un ventenne, e disposto a correre qualsiasi pericolo e a fare le peggiori cose, a incontrare i peggiori delinquenti, pur di riuscirci.
Kenzo è stato costretto a diventare un mostro, logorato dalla tragedia che lo ha toccato in prima persona. Ed è allora qui che credo sia giusto collocare una delle citazioni portanti dell'anime: "Chi è simile alla bestia? E chi può combattere contro di lei?"
Nella mia interpretazione, l'unico in grado di combattere "la bestia" è proprio Kenzo, diventato un mostro proprio come lei.
La vita può uccidere una persona senza per forza farla morire. Può fare anche questo.


JOHAN LIEBERT




"Hilfe! Das Monstrum in mir wird explodieren!" / "Aiuto! Il Mostro dentro di me sta per esplodere!"

"La paura lo divertiva"


Johan è un personaggio molto complesso, nella sua psicologia e nel suo vissuto. All'inizio ci viene presentato come un semplice delinquente pazzo che si diverte ad ammazzare la gente, ma con il passare delle puntate si scoprono una serie di dettagli. Prima di tutto, si inizia a sapere qualche particolare del suo orribile e tragico passato. Si viene a sapere che da bambino ha vissuto in un orfanotrofio gestito da mani politiche, dove "venivano fatti degli esperimenti" (questo verrà detto). Johan è il frutto di questi esperimenti sui bambini, tramite il lavaggio del cervello. Ancora non è chiaro lo scopo né viene detto nulla al riguardo fino alla puntata 37, che è quella a cui sono arrivata, per ora si sa solo questo. Un'altra cosa che si scopre, è che Johan ha una doppia personalità. Più di una volta lascerà scritti messaggi bizzarri e ambigui, probabilmente indirizzati a Kenzo, in cui gli chiederà aiuto perchè "il mostro dentro di lui sta esplodendo".

C'è qualcosa dentro di lui che sfugge al suo volere, un  mostro che lo divora e che prende il controllo di ogni sua azione. E il lasciare queste richieste d'aiuto ci fa capire che lui stesso è una vittima della sua mente, e che chiede disperatamente di essere salvato. Ma allora è davvero giusto ammazzarlo? Altro dilemma morale che la serie getta, e che sono sicura getterà sempre più nelle prossime puntate.
Durante la serie Kenzo parlerà con molte persone che hanno avuto modo di conoscere o di incontrare Johan, e ognuno di loro darà una descrizione molto singolare e tremenda di lui. Molti di loro diranno che Johan è "il Male Assoluto", senza però dare motivazioni davvero concrete di questa "definizione". L'unico segno davvero distintivo di ciascuno di loro, è il terrore nei loro occhi. La descrizione che tutte queste persone danno stona con il suo aspetto, così angelico e innocente, dallo sguardo dolce e gentile, così come il suo carattere e i suoi modi eleganti e tranquilli. Ancora una volta abbiamo un chiaro caso di "καλὸς κἀγαθός", di quint'essenza di buono e bello, che in realtà nasconde un abisso nero e oscuro, fatto di terrore e morte. Con il proseguire dela serie si capisce che Johan non ammazza le persone per denaro o per dei motivi concreti, ma per il semplice motivo che farlo lo diverte, così come lo diverte l'idea di essere lui stesso ucciso da Tenma, o di rischiare la sua vita per dei giochi rischiosi. Perchè tutto questo? Ancora non ci è stato spiegato fino a questo punto della serie, quindi per ora non mi esprimo.




Ultima nota prima di concludere questo primo post su Monster: la sigla finale. All'inizio credo che nessuno capisca veramente il senso della sigla finale, ma andando avanti e assistendo alle sue progressive modifiche, si capisce chiaramente che è una fiaba-metafora su ciò che sta succedendo nella serie, che il mostriciattolo illustrato che corre nei campi e si insinua nella gente è il "Mostro senza nome" del libro illustrato che farà sentire male Johan. Perchè in realtà, quel mostro senza nome è proprio lui.





Per ora mi fermo qua con l'analisi di Monster. Non vedo l'ora di proseguire con la serie, che si sta rivelando davvero una chicca. Alla prossima :)





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