venerdì 10 luglio 2015

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain - del più e del meno



Pochi giorni fa ho visto il trailer dell'E3 2015 di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. Tra poco uscirà, e la mia pazienza nell'aspettarlo è sempre meno.
Ho iniziato a giocare a questa meravigliosa saga, forse la più bella di tutto il mondo dei videogiochi (almeno per me) con "Metal Gear Solid 3". Dev'essere stato circa il 2007, e all'epoca ancora consideravo MGS la classica serie di guerra banale e insulsa, dove bisogna ammazzare la gente e sparare. Ovviamente non potevo pensare nulla di più sbagliato, ignorante e superficiale riguardo a questo capolavoro.
Quando chiedo a me stessa di schiarirmi le idee per provare a parlarne faccio un buco nell'acqua, perchè non saprei precisamente da dove iniziare per dire cosa provo  nei confronti della sua storia, di cosa vuole dimostrare, o forse semplicemente di quali emozioni e dolori voglia trasmettere.
Metal Gear Solid mostra fondamentalmente la guerra in una chiave completamente diversa, forse più psicologica, forse più fragile e umana. Cosa provoca una guerra, cosa ti lascia dentro, cosa si porta via, gli altri, e te stesso. Vediamo personaggi massacrati dalla guerra, e non solo nel corpo, ma soprattutto nell'animo. Li vediamo passare, come se alla fin fine tutti quelli che noi crediamo personaggi fondamentali, in realtà siano solo formiche manovrate e divorate dai giochi di potere.
Il personaggio che amo di più è Big Boss che, a mio avviso, non ha nulla a che spartire con Solid, un tipo psicologico completamente diverso, nonostante sia il più famoso della serie.
Big Boss è la metafora vivente della metamorfosi di una persona, dell'evoluzione del dolore, della disperazione, dell'odio.
Rigiocando al 3 sorrido nel vedere il giovane Snake Eater, ingenuo ed entusiasta, così puro nell'animo e così ligio alla missione affidatogli dai superiori.
Nel 3 assistiamo alla sua lotta interiore, al dover scegliere di uccidere la persona più importante della sua vita per seguire la sua missione, al suo seguente impazzire di dolore nel sapere che The Boss è morta per salvare lui e tutti gli altri per colpa di giochi politici.

Fondamentale è il rapporto simbiotico con The Boss, che lui definirà come la sua mentore e una madre, come la persona con cui è morto e vissuto per dieci lunghi anni. Un rapporto così profondo, radicato e tormentato, così importante, che lui stesso dirà che "va al di là del concetto del semplice amore".
Dalla morte della persona che più lui amava per sua stessa mano si assiste gradualmente al suo degrado interiore, la sua sfiducia negli altri e il suo tormento per ciò che ha fatto si fanno sempre più grandi, sempre più pesanti sulle sue spalle.

Credo che in Phantom Pain assisteremo alla fase finale del suo inesorabile declino verso il baratro più nero di odio e disperazione. Il Big Boss che si può vedere nei trailer di Phantom Pain è un uomo completamente disintegrato dagli altri e distrutto, che ha visto solo sangue e morte di persone innocenti, e che non ne può più, che vuole solo vendetta per tutto il male che è stato fatto, non solo agli altri ma a lui stesso, per il male che è stato fatto a The Boss. Occhio per occhio, dolore per dolore.
Al di là della simbolica figura di Big Boss come uomo disintegrato nella sua umanità dall'umanità stessa, è bellissima la metafora della sindrome dell'arto fantasma che viene utilizzata nei trailer.


"Why are we still here? Just to suffer? Every night, I can feel my leg... and my arm... even my fingers. The body I've lost... the comrades I've lost... won't stop hurting... It's like they're all still there. You feel it, too, don't you? I'm gonna make them give back our past."
— Kazuhira Miller

 











Kazuhira ovviamente sta parlando del dolore dell'arto fantasma in chiave metaforica, parlando di un dolore tremendo che gli fa percepire determinate persone e situazioni anche se esse non ci sono più, così terribile e intenso che lo divora giorno per giorno. È il vuoto incolmabile lasciato dalla morte di persone che si amano, per cui si ha lottato con tutte le forze, ma per cui è stato tutto inutile. È lo stesso dolore che probabilmente rappresenta l'inevitabile e perpetuo tormento di Big Boss nel rivedere ogni giorno la morte del suo mentore e a non poter fare nulla per cambiare le cose, a non riuscire neanche a commemorarla degnamente portando a termine il di lei piano, nemmeno rischiando tutti i giorni la propria vita.
Phantom Pain sarà dolore puro, dolore che cancella tutto, corpo e mente, che da la follia.



mercoledì 29 aprile 2015

Death Parade



Death Parade è il tipico anime che scarterei a prescindere solo per le sembianze apparentemente cafone e stupidotte. Ma, come si sa, le apparenze ingannano, ed è proprio per questo motivo che ho deciso di vederlo, oltre a un mio personale "dovere di completezza" da brava critica e analizzatrice di anime, e alla categoria dell'anime, che è per l'appunto etichettato come genere psicologico (i miei occhi fanno "blink blink" quando vedo un anime targato psicologico, giusto per farvelo sapere).

L'anime inizia con due ascensori che si aprono e due persone che vagano confuse in un luogo che ha le sembianze di un bar retrò e piuttosto raffinato. Come loro, siamo subito gettati dentro alla storia, senza sapere nulla, né dove siamo né dove finiremo.
Un uomo dai capelli bianchi si presenta d'innanzi a loro: "Benvenuti. Sono Decim, il vostro barista".
Ogni episodio inizierà più o meno in questo modo, con due persone che escono da due ascensori diversi, e questo misterioso uomo che li accoglie.



Le verità su questo luogo e sulle intenzioni di Decim ci vengono svelate a piccoli pezzetti, pezzettino dopo pezzettino, nel corso dell'anime.
Le persone che escono dall'ascensore sono gli spiriti di due persone morte, alcune volte estranee ma legate proprio dall'evento che le ha uccise, alcune volte legate dall'amore o da altri sentimenti. Decim è un "arbitro della morte", e il suo compito è giudicare le due anime durante un gioco a cui dovranno partecipare, scelto a random da un tabellone. Durante il gioco le anime, che hanno completamente perso la memoria dopo la morte, riacquisteranno alcuni ricordi e a seconda delle loro reazioni Decim dovrà decidere se farle reincarnare o mandarle nel vuoto. Quando poi gli spiriti vengono mandati nei rispettivi posti attraverso i due ascensori (gli stessi da cui arrivano) i loro corpi diventano manichini.
In questo anime sono presenti molti temi di una certa profondità e rilevanza psicologica, presentati ed espressi non solo dalle drammatiche storie delle anime arrivate al Quindecim (il nome del Bar), ma dal personaggio stesso di Decim e dagli altri "addetti ai lavori".

Decim e i giudici



Decim e i giudici sono in realtà dei manichini in cui sono infuse le anime mandate nel Vuoto. Non sono mai nati, non sono mai vissuti, non sono mai morti. E, proprio come delle bambole, non possono provare emozioni, non hanno idea di cosa siano il dolore, la vita o la morte sulla propria pelle, in quanto il loro giudizio dev'essere il più obiettivo possibile, e il più lontano possibile dai confusi criteri dettati dall'emotività umana.
Con il proseguire della serie scopriremo che Decim, a sua insaputa, è il primo caso di giudice con sentimenti, frutto dell'esperimento della sua collega Nona.
In diverse situazioni che l'anime ci presenta l'inespressivo e apparentemente freddo Decim mostrerà, giudizio dopo giudizio, di provare dolore e rabbia, sebbene in modo ancora confuso e abbozzato, quasi fosse qualcosa di assopito dentro di lui che poco a poco riaffiora, procurandogli inoltre dubbi sul metodo di giudizio delle anime.
Questo non ci viene detto fino alla fine dell'anime ma ci viene fatto capire in diversi modi, ad esempio quando, in seguito a un attacco d'ira della sua assistente Chiyuki, si paralizza e con forte stupore porta una mano sul petto, all'altezza del cuore, e sussurra "fa male". Capiamo che Decim prova per la prima volta il più primitivo e il più assordante tra i sentimenti, ovvero il dolore.
Uno degli aspetti più belli dell'anime è proprio, secondo me, la tenerezza che provoca la lotta interiore di Decim tra l'essere una mera bambola ed essere un uomo con dei sentimenti, che si esprime in una serie di atteggiamenti goffi, come il primo epico tentativo di sorridere nell'ultima puntata.
Il dilemma morale che ci viene posto questa volta è questo: può un giudice della morte, una creatura che vede centinaia di persone distrutte dai loro drammi interiori ogni giorno, provare dei sentimenti? È davvero così giusto che il prezzo da pagare sia una sofferenza eterna, frutto dei propri giudizi e dell'empatia nei confronti delle anime? Questo l'anime non ce lo dice ma lascia la domanda aperta, senza dare una risposta precisa.
L'acmè di Decim come essere umano (anche se non lo è biologicamente parlando)  si presenta nell'ultimo episodio, quando per giudicare Chiyuki mette in scena una situazione falsa, ricreando la casa della ragazza dove si trova sua madre (anch'essa un manichino).
È in quel momento che Decim, lacerato dalla visione della ragazza che piange implorando perdono alla madre, cade a terra piegato dal peso della sofferenza e dai sensi di colpa, ed esplode in un pianto straziante pronunciando le parole "Questo è il dolore, vero?". La scena, già di per sé fortemente commovente e magistrale nei sentimenti che trasmette, è resa ancora più stravolgente dalla reazione di Chiyuki. Che, sconvolta dal pianto disperato di Decim e dalle sue insistenti richieste di perdono, per il suo metodo di giudizio e per essere un giudice, gli sfiora i capelli per scostarglieli dagli occhi e si getta a terra ad abbracciarlo, dicendo una frase bellissima: "Non devi scusarti. Lo so". Poche parole ma di una potenza emotiva fortissima, il tutto unito alla bellezza sconvolgente di quell'attimo che entrambi sicuramente aspettavano da tanto.




Purtroppo il giudizio di Chiyuki è finito e i due si devono separare per sempre.
Altra scena spettacolare quella finale, quando Chiyuki è nell'ascensore e, nel vedere Decim sorridere, scoppia in un pianto disperato. Decim ha finalmente capito cosa significa provare dolore, provare la rabbia, provare l'amore. L'ascensore si chiude, le dice addio. Ancora una volta uno tra i momenti più belli che abbia mai potuto vedere in un anime. Nell'ultimissima scena della puntata due persone che escono dagli ascensori pronte per essere giudicate, e ad attenderle un Decim sorridente con, vicino, il manichino di Chiyuki seduto su una sedia.
A questa scena il mio cuore è proprio collassato e pensavo di infartuare dalla sofferenza e dalla commozione.




Il finale di Death Parade è qualcosa di talmente meraviglioso, commovente ed evocativo che pochi altri anime possono gareggiare.
Nel vedere la metamorfosi di Decim mi è venuta in mente più di una volta la figura di Edward, del film "Edward Mani di Forbice". Sono entrambe due figure molto tenere e goffe, due persone alla ricerca di loro  stesse e con una voglia, finalmente scoperta, di amare e di soffrire come tutti.

Chiyuki




Chiyuki è il jolly della situazione, la figura, quasi virgiliana, che episodio per episodio guida Decim nel suo percorso alla scoperta dei sentimenti umani.
La sua storia, così drammatica e struggente, ci viene rivelata negli ultimi due episodi. Attraverso un'altra scena strepitosa, in cui lei danzando sul ghiaccio ricorda la sua vita e la sua morte, finalmente scopriamo questo personaggio che si celava dalla prima puntata dietro uno spesso velo di mistero.



Chiyuki scopre che nella sua vita passata era un'affermata pattinatrice, amata dai genitori e dagli amici, con una vita piena di felicità e di soddisfazioni. E poi, arriva la tragedia. In seguito a una brutta caduta sul ghiaccio, le verrà detto che non potrà mai più pattinare. Questo la porterà a cadere nel baratro della depressione e, poco più tardi, al suicidio, tagliandosi le vene con un taglierino.
Quando arriva per lei il momento del giudizio e vede la madre piangere sui suoi due pupazzetti di Chavvot (il libro di cui parlerò fra poco) durante la finzione di Decim, i sensi di colpa la devasteranno e chiederà scusa alla madre per averla ferita, e per non aver dato abbastanza valore alla sua vita. Più volte durante l'anime afferma che la sua disperazione non era dovuta alla perdita del pattinaggio in sé, ma dal fatto di non essere capita da nessuno, e forse anche di non essere voluta capire da nessuno, di essersi chiusa nel suo guscio di amarezza.



Anche questo personaggio quindi, porta in rilievo un altro tema: il tema della depressione, del suicidio come massima espressione dell'arrendevolezza e dell'incapacità di comunicare il proprio dolore agli altri.
Un tratto che è presente anche nella fiaba di "Chavvot", un altro libro metafora come poteva essere quella del "Mostro senza Nome" in Monster.


La fiaba di Chavvot: cosa significa?



Fin dalle prime puntate, tramite flashback e la presenza stessa del libro, ci viene narrata questa storia.
La fiaba racconta di un bambino che, dalla finestra della sua casa, vede una bambina con un sorriso bellissimo che pattina sul ghiacco e se ne innamora. Chavvo (il nome della bambina) non può parlare e non può sentire, e il bambino giura sulle stelle in cielo che troverà un modo per far capire a Chavvo ciò che prova per lei senza fare uso delle parole.
Dopo aver guardato l'anime, è chiaro che questa storia è un palese riferimento alla situazione di Decim e Chiyuki, dove il primo è il bambino che non sa come esprimere il suo amore, e la seconda è la bambina sorridente che pattina sul ghiaccio.
Questa trasposizione simbolica è l'ulteriore indizio che conferma ciò che Decim prova per lei, anche se il rapporto tra i due è ambiguo, in quanto al di là dell'abbraccio finale prima di dirsi addio non ci sono altre manifestazioni di tipo sentimentale tra i due. A mio avviso, il loro rapporto d'amore è ben comprensibile tra le parole non dette, gli sguardi, e i loro dialoghi, un bellissimo modo tutto alla giapponese per dichiarsi amore senza dire nulla.




Tirando le somme...

"Death Parade" è un anime originalissimo e meraviglioso sotto tutti i punti di vista, dalla narrazione scorrevole, alla profondità dei temi trattati, al finale dolce-amaro, al disegno, alle ambientazioni, alla OST.
L'unica pecca, secondo me, è che molti dei personaggi presenti non vengono sviluppati, così come diverse domande vengono lasciate là dove sono (ad esempio, perchè Nona ci tiene così tanto a sperimentare su Decim le emozioni umane, e perchè l'uomo-fiore è così impassibile sul suo pensiero riguardo ai giudici e al metodo di giudizio), anche se tutto questo viene comunque giustificato dal fatto che sono solo 12 puntate e in un numero così limitato di episodi non sarebbe stato possibile.
Quindi spero bene che facciano una seconda serie dove spiegheranno tutto. Altrimenti abbasso il voto a 9, ed è una minaccia(!!!).

Voto: 10

mercoledì 18 febbraio 2015

Monster (puntate 01-37)


Esordisco dicendo che quella di Monster, è una grande ingiustizia. Mi sembra veramente ingiusto e vergognoso che di questo capolavoro non esista una versione doppiata in italiano, non esistono nemmeno i DVD. In italiano si trova la peggio spazzatura, e importanti case produttrici di DVD di anime che noi tutti conosciamo in DVD  e Blue-Ray hanno fatto davvero di tutto: Hello Kitty, Pippi Calze Lunghe, My Melody, Calendar Man, Code Geass (spazzatura come i titoli precedenti). È davvero una vergogna.
Fatta questa premessa, passiamo all'anime in sé. È difficile trovare un punto da cui iniziare, ma potrei iniziare dicendo che, come nel caso di Death Note, ci troviamo di fronte a un altro libro aperto sui dilemmi morali, sull'ambiguità delle persone, sulle false apparenze. Monster è un anime di stampo thriller psicologico che affronta le mille sfaccettature che ognuno dei tanti personaggi cela. L'anime presenta infatti una trama principale, da cui però poi si diramano le complesse e drammatiche storie di molte persone, indirettamente o direttamente coinvolte. Le storie poi, una volta diramate, si concludono ricollegandosi alla trama principale, creando quindi un particolarissimo e tortuoso intreccio che va seguito con molta attenzione. Non solo per non perdere il filo, ma per non perdere i dettagli. Perchè in Monster anche i dettagli sono accuratissimi, e meritano di essere colti e vissuti appieno dallo spettatore.
Essendo la storia, per l'appunto, molto lunga e complessa, ho deciso di dividere in due parti l'analisi e le mie opinioni, premettendo inoltre che per ora sono arrivata all'episodio 37 e che quindi non so come l'anime proseguirà, per cui parlerò di ciò che l'anime mi ha trasmesso fino a tale puntata.
Il primo dilemma morale che ci viene presentato è il Dott. Tenma. Sì, perchè il Dott. Tenma è un vero dilemma vivente.
Il Dott. Tenma è un affermato e brillante neurochirurgo giapponese trasferitosi per carriera in Germania. Intelligentissimo, talentuoso e gentile, ambito dalle donne e invidiato dai colleghi, quest'uomo incarna lo spirito di bontà, umanità e aiuto al prossimo. Lavora nell'ospedale di cui il padre della fidanzata Eva è il direttore. Tutto sembra andare bene nella sua vita, tutto sembra essere dalla sua parte.
E poi.
E poi, qualcosa si porta via tutto, come una raffica di vento.
Il direttore lo obbliga a operare per primo un importante cantante lirico, trascurando invece un uomo turco che era arrivato prima di lui. Ad attenderlo in corridoio, fuori dalla porta della sala operatoria, la moglie dell'uomo ormai deceduto. La violenta reazione della donna contro di lui lo tormenterà a lungo, ed è proprio questo episodio che lo porterà a commettere, inconsapevolmente, il più grande errore della sua vita. Salvare una persona che non avrebbe mai dovuto salvare.
 Si ripresenta lo stesso bivio. Due persone da operare: da una parte, un bambino con una pallottola nella testa, dall'altra parte il sindaco, che aveva garantito dei fondi per l'ospedale. Ancora una volta gli viene imposto di operare il personaggio di prestigio. Ma stavolta le cose vanno diversamente. Gli ricompare di fronte il volto disperato della vedova, i discorsi disumani di Eva ("Le vite non sono tutte uguali"), i ricatti spregevoli del direttore dell'ospedale. Stavolta qualcosa si risveglia nel neurochirurgo, che decide di andare contro tutto e tutti e salvare il bambino in fin di vita. L'operazione è molto lunga  complessa, ma il piccolo paziente riesce a sopravvivere. Il sindaco invece muore. Ora la carriera e la vita di Kenzo Tenma sono distrutte: non solo viene declassato e i sacrifici e le gavette di una vita vengono spazzati via, ma viene anche abbandonato da Eva (che stava con lui solo per il suo prestigio). Si ritrova a parlare al bambino in coma, seduto vicino a lui. Gli dice che ha sacrificato tutto per salvarlo, e che quindi dovrà farcela e vivere a lungo.
Il bambino a cui ha salvato la vita, Johan, diventerà l'incubo della sua vita, e non solo della sua. Sarà proprio lui a diventare il mostro da cui la serie prende il titolo.
Gli anni passano, e dopo aver scoperto che Johan è diventato un serial killer, Kenzo cade in un abisso senza fondo. La presa di coscienza di aver riportato alla vita, proprio con le sue mani, un mostro, lo divora e lo disintegra, proprio come se il mostro stesse uccidendo lentamente anche lui. Ed è così che decide di abbandonare tutto per porre rimedio al suo errore, e di uccidere il ragazzo che aveva salvato con tanta fatica.
Da qui si diramano le storie di molti personaggi, e analizzarle tutte sarebbe un vero delirio, per cui prima di tutto vorrei soffermarmi sui due personaggi principali: Kenzo e Johan.

KENZO TENMA



"Chi è simile alla bestia? E chi può combattere contro di lei?"

Kenzo è una metafora vivente, la metafora del declino, dell'innocenza imbrattata di sangue. Quel che ho potuto notare personalmente visionando la prima parte di questa serie, è che Johan non è l'unico a trasformarsi sempre più in un mostro, ma anche lo stesso Kenzo.

La metamorfosi del Dott. Tenma non è solo agghiacciante, ma anche molto triste. Nessuno si aspetterebbe di vedere una persona così buona, così onesta e indifesa come lui, così ligia al suo mestiere in ospedale e ai comandi impartiti dall'alto, prendere in mano un fucile e vivere da fuggitivo,  vagabondare trasandato e malconcio per le peggiori strade tedesche, con il solo pensiero nella testa di ammazzare un ventenne, e disposto a correre qualsiasi pericolo e a fare le peggiori cose, a incontrare i peggiori delinquenti, pur di riuscirci.
Kenzo è stato costretto a diventare un mostro, logorato dalla tragedia che lo ha toccato in prima persona. Ed è allora qui che credo sia giusto collocare una delle citazioni portanti dell'anime: "Chi è simile alla bestia? E chi può combattere contro di lei?"
Nella mia interpretazione, l'unico in grado di combattere "la bestia" è proprio Kenzo, diventato un mostro proprio come lei.
La vita può uccidere una persona senza per forza farla morire. Può fare anche questo.


JOHAN LIEBERT




"Hilfe! Das Monstrum in mir wird explodieren!" / "Aiuto! Il Mostro dentro di me sta per esplodere!"

"La paura lo divertiva"


Johan è un personaggio molto complesso, nella sua psicologia e nel suo vissuto. All'inizio ci viene presentato come un semplice delinquente pazzo che si diverte ad ammazzare la gente, ma con il passare delle puntate si scoprono una serie di dettagli. Prima di tutto, si inizia a sapere qualche particolare del suo orribile e tragico passato. Si viene a sapere che da bambino ha vissuto in un orfanotrofio gestito da mani politiche, dove "venivano fatti degli esperimenti" (questo verrà detto). Johan è il frutto di questi esperimenti sui bambini, tramite il lavaggio del cervello. Ancora non è chiaro lo scopo né viene detto nulla al riguardo fino alla puntata 37, che è quella a cui sono arrivata, per ora si sa solo questo. Un'altra cosa che si scopre, è che Johan ha una doppia personalità. Più di una volta lascerà scritti messaggi bizzarri e ambigui, probabilmente indirizzati a Kenzo, in cui gli chiederà aiuto perchè "il mostro dentro di lui sta esplodendo".

C'è qualcosa dentro di lui che sfugge al suo volere, un  mostro che lo divora e che prende il controllo di ogni sua azione. E il lasciare queste richieste d'aiuto ci fa capire che lui stesso è una vittima della sua mente, e che chiede disperatamente di essere salvato. Ma allora è davvero giusto ammazzarlo? Altro dilemma morale che la serie getta, e che sono sicura getterà sempre più nelle prossime puntate.
Durante la serie Kenzo parlerà con molte persone che hanno avuto modo di conoscere o di incontrare Johan, e ognuno di loro darà una descrizione molto singolare e tremenda di lui. Molti di loro diranno che Johan è "il Male Assoluto", senza però dare motivazioni davvero concrete di questa "definizione". L'unico segno davvero distintivo di ciascuno di loro, è il terrore nei loro occhi. La descrizione che tutte queste persone danno stona con il suo aspetto, così angelico e innocente, dallo sguardo dolce e gentile, così come il suo carattere e i suoi modi eleganti e tranquilli. Ancora una volta abbiamo un chiaro caso di "καλὸς κἀγαθός", di quint'essenza di buono e bello, che in realtà nasconde un abisso nero e oscuro, fatto di terrore e morte. Con il proseguire dela serie si capisce che Johan non ammazza le persone per denaro o per dei motivi concreti, ma per il semplice motivo che farlo lo diverte, così come lo diverte l'idea di essere lui stesso ucciso da Tenma, o di rischiare la sua vita per dei giochi rischiosi. Perchè tutto questo? Ancora non ci è stato spiegato fino a questo punto della serie, quindi per ora non mi esprimo.




Ultima nota prima di concludere questo primo post su Monster: la sigla finale. All'inizio credo che nessuno capisca veramente il senso della sigla finale, ma andando avanti e assistendo alle sue progressive modifiche, si capisce chiaramente che è una fiaba-metafora su ciò che sta succedendo nella serie, che il mostriciattolo illustrato che corre nei campi e si insinua nella gente è il "Mostro senza nome" del libro illustrato che farà sentire male Johan. Perchè in realtà, quel mostro senza nome è proprio lui.





Per ora mi fermo qua con l'analisi di Monster. Non vedo l'ora di proseguire con la serie, che si sta rivelando davvero una chicca. Alla prossima :)





giovedì 22 gennaio 2015

Angel's Egg

Molto tempo fa ho scritto in altra sede una piccola guida su Angel's Egg, e pensavo fosse cosa bella e buona riportarla qui.

Angel's Egg segue le giornate di una ragazzina in un mondo surreale fatto di oscurità e ombre.
La bambina, di cui non si dirà mai il nome, porta con sé un uovo misterioso. Passa il suo tempo collezionando ampolle e riempiendole d'acqua in una città fantasma, dall'aspetto sinistro e gotico. Un uomo, anch'esso senza nome, arriva in questa città portando sulle spalle un'arma la cui forma ricorda una croce; i due si incontrano e cominciano a parlare tra di loro, anche se i dialoghi sono sporadici ed ermetici, spesso consistenti in una sola domanda: "Chi sei?".
Nel frattempo, nella città, appaiono delle inquietanti ombre di pesci che sembrano nuotare tra gli edifici; le molte statue dalle fattezze umane presenti nel luogo prendono vita e inseguono queste ombre, cercando invano di catturarle.
Dentro la caverna in cui la bambina si rifugia, un posto contenente, oltre che la sua collezione di ampolle, anche molti strani fossili, l'uomo le racconta una storia simile a quella dell'Arca di Noè; quando poi la bambina si addormenta, le sottrae l'uovo e lo rompe. Al risveglio la sua reazione è di disperazione e angoscia; decide di inseguire l'uomo e durante il percorso cade in un abisso d'acqua e annega. Le bolle create sott'acqua dal suo vano tentativo di respirare creano molte uova, che risalgono in alto sbucando dalla superficie.


Angel's Egg è un film fortemente simbolico, pregno di surrealismo e metafore religiose, una consuetudine per le pellicole dirette da Oshii. A primo impatto può risultare incomprensibile e anche troppo complesso, i significati non sono facili da trovare e le scene in chiave metaforica, che coprono tutto il film, sono ostiche da interpretare. L'unica intuizione certa che si può avere è che ci sono molti messaggi cristiani. Non sono mai state rilasciate interpretazioni ufficiali né da Oshii né da altre persone coinvolte nella creazione di questo lungometraggio; in compenso però ho conosciuto un sito in cui un teologo propone delle interpretazioni davvero interessantissime -e azzeccattissime, oserei dire-. Il sito è questo: http://blogs.teodesian.net/wp/?p=117

Qui sotto farò una breve sintesi in italiano di alcuni dei concetti che il webmaster del sito spiega.

 L'uovo della bambina

 prima interpretazione: l'uovo rappresenta l'innocenza. E' qualcosa che la bambina cerca di proteggere e a cui si aggrappa, ma che infine le viene sottratto.
seconda interpretazione: l'uovo è il "seme spirituale" radicato nell'animo umano tramite il Vangelo. Quando l'uomo con la croce - Gesù Cristo-  romperà l'uovo "suscitando" l'animo della bambina, lei lo seguirà. Sarà a quel punto che proprio lei, portatrice del seme, potrà dare vita al frutto quante volte vuole -la nascita di molte uova dal suo respiro mentre annega-.


 Le uova grandi

Ogni tanto nel film è possibile vedere delle grandi uova contenenti pulcini raggomitolati su se stessi, non ancora nati. Questa sarebbe una metafora per rappresentare lo spirito in attesa della realizzazione della sua vera forma nell' aldilà. 

L'uomo con la croce


L'uomo che dialoga con la bambina è Cristo: l'arma a forma di croce e i bendaggi sulle mani sono simboli fortemente riconducibili alla sua figura.

prima interpretazione: la figura è mostrata in chiave negativa, perché prima dice alla ragazza che la proteggerà e invece alla fine le ruba l'uovo da lei tanto amato. Per alcuni questo rappresenta la delusione di Oshii per il Cristianesimo
seconda interpretazione: la figura è mostrata in chiave positiva perché guida la ragazza in un mondo ostile e rompendo il suo uovo, che rappresenterebbe il Vangelo, in realtà la aiuta a superare le tendenze egoistiche e ad esprimere il vero potenziale dell’insegnamento cristiano.  La necessità di distruggere per dare inizio a qualcosa di più grande è un tema portante del Cristianesimo.

Il pescatore e il pesce

prima interpretazione: il pescatore e il pesce sono simboli ricorrenti nella mitologia cristiana.
seconda interpretazione: questa interpretazione è a mio avviso piuttosto raffinata, e m'è piaciuta particolarmente. Le ombre che "nuotano" lungo gli edifici appartengono ai celacanti, dei pesci ormai estinti. Le ombre rappresenterebbero un "segno" lasciato da un qualcosa che un tempo è vissuto, ma che poi è scomparso dal creato, divenendo così estinto. Per renderla una metafora spirituale, le ombre possono rappresentare ciò che è demoniaco ed effimero. Questo concetto s'adatta particolarmente bene se poi ci aggiungiamo anche che i demoni sono considerati angeli caduti. Le statue antropomorfe che prendono vita e che cercano di arpionare invano le ombre dei pesci rappresentano l'animo umano che tenta di aggrapparsi solamente alle cose effimere, non riuscendoci.