mercoledì 17 dicembre 2014

Death Note - opinioni e analisi

Come da titolo, in questo post ho intenzione di dire la mia opinione su Death Note e di analizzare nel dettaglio alcuni particolari.
Solitamente gli anime che hanno molto successo e che diventano il tormentone dei giappobimbi di turno non suscitano il mio entusiasmo e, anzi, si rivelano davvero inguardabili e puerili (adatti quindi al target). Death Note è una di quelle eccezioni che è riuscita ad accaparrarsi l'amore non solo del target più basso (di cui facevamo anche a meno, ma va beh), ma anche del target più alto, diventando un capolavoro riconosciuto a livello globale. Il disegno e le animazioni sono di alto livello, accompagnati da una OST spettacolare e particolarmente adatta all'atmosfera e al contesto. Ma non sono i punti su cui intendo soffermarmi.
Qui sotto esporrò quelle che, a mio avviso, sono davvero le armi vincenti di Death Note.
1) I protagonisti. "Io sono la Giustizia"

 


Il fulcro dell'anime sono proprio loro, Light e L.



Light (Kira) è un ragazzo brillante e intelligente, lodato da chiunque, ambito dalle ragazze e venerato dalla famiglia, la quintessenza del " καλὸς κἀγαθός " , della persona brava e bella. Il suo stesso character design rispecchia questo concetto: capelli biondi e taglio da damerino (ma anche da Zac Efron), espressione gentile e sempre sorridente, sempre vestito in giacca e cravatta. Tutti i crismi per essere ammirato e amato. Ma Light nasconde un abisso dentro di sé. Light persegue costantemente il suo ideale di perfezione a tal punto da impiegare tutte le sue energie in questo obiettivo, arrivando a disgustare tutte le persone che gli stanno intorno e le loro azioni. Osserva il mondo esterno, un mondo fatto di violenza, di corruzione, crimini, di ignoranza, e si chiede perchè il mondo debba essere popolato da tutto questo schifo. E giunge alla sua personale conclusione, ovvero che lui, uomo ideale dai valori ideali, lui che è superiore a chiunque, sia l'unico in grado di cambiare la situazione, e rendere il mondo un mondo migliore, e che vi sia un unico modo per giungere a questo: sterminare i criminali e le persone malvagie, e lasciare sul pianeta solo le persone buone e meritevoli. E' il suo ideale di giustizia, perchè per Light, la giustizia è tutto. Arriverà a passare interi anni a uccidere migliaia di criminali, e a fare di tutto per non essere scoperto, vivendo costantemente nel terrore di essere scoperto ma completamente inebriato dalla sua megalomania e dal suo senso di giustizia, che io chiamerei un vero e proprio senso del dovere. Lui è il prescelto, e solo lui può sorreggere quel peso. Si rende perfettamente conto di essere diventato un mostro, il peggiore dei criminali che lui stesso odia, ma lui stesso dirà alla fine della serie "non c'era altra scelta".  Era davvero l'unica cosa da fare o forse tutto questo è sbagliato? Domanda che tutti quanti si sono posti guardando la serie, ma ne parlerò più avanti.


L (Elle Lawliet) è un detective di fama mondiale ma, nonostante le sue brillanti doti investigative e la sua straordinaria intelligenza, è un ragazzo strano e trasandato, fortemente asociale, con grandi occhiaie nere e mille comportamenti bizzarri scadenti spesso nelle manie e nelle compulsioni. Possiamo dire che, almeno esteriormente, si tratta dell'opposto di Light. Eppure anche per lui la giustizia è tutto. Solo che la sua giustizia di traduce nel catturare ad ogni costo Kira, a costo anche di rischiare la sua vita, o addirittura di sacrificarla. Ma allora, cos'è davvero la giustizia? E chi dei due personaggi la incarna davvero?

Ed è proprio questo quesito la colonna portante dell'anime, che ci porta direttamente al punto 2

2) Il conflitto morale che si innesca nello spettatore e che lo devasterà interiormente mentre guarderà l'anime. 
Ma da che parte sto? Dalla parte di Light o dalla parte di L? Perchè questa scelta non è poi così scontata. E' davvero sbagliato l'obiettivo di Light, ovvero uccidere tutti i carcerati e i criminali presenti sul pianeta e, in questo modo, promuovere la buona condotta, la bontà e la correttezza, l'onestà, e punire i delinquenti? Durante l'anime si sentirà più volte dire che, dopo l'avvento di Kira, nel mondo i crimini sono diminuiti fino al 70%, perchè ovviamente nessuno ormai ha più il coraggio di commetterli. Magari Light aveva davvero ragione quando diceva che non c'era altra scelta, e che sarebbe stato l'unico modo per avere un mondo migliore.
Divenendo il Giustiziere, però, Light stesso si ritrova invischiato nella stessa melma che lui stesso cerca di eliminare con tutte le sue forze, ovvero uccidere e fare del male, andando contro le leggi, e divenendo il peggiore degli assassini. 
Ma allora L ha forse ragione nel considerarlo solamente un terribile assassino e nel volerlo sbattere in prigione? 
Il conflitto morale arriva all'apice nelle ultime puntate, quando Light si ritrova di fronte a Near, successore di L, e gli pone innanzi il suo modo di vedere la Giustizia, e le motivazioni che lo hanno portato a uccidere. Nonostante tutto, però, Near finirà con il dire "Sei solo un assassino psicopatico, e quel quaderno è l'arma peggiore che sia mai comparsa sulla faccia della Terra". Non si può controbattere nemmeno al punto di vista di Near, in quanto Light è un assassino, come tutti gli altri che lui stesso ha sterminato. 
Quindi, chi ha ragione? Entrambi e nessuno. Non c'è una risposta a questa domanda, sta allo spettatore interpretare gli ideali dei due personaggi e decidere da che parte stare, ma soprattutto se stare dalla parte di qualcuno. Una delle cose magnifiche di Death Note è che non si è costretti a stare dalla parte di qualcuno, che non esiste un personaggio buono e uno cattivo, perchè alla fine sono tutti buoni e tutti cattivi. Credo fosse l'obiettivo della serie, e ci è riuscita benissimo.

3) L, Near e tutti gli altri della Wammy's House



Credo che un altro pilastro dell'anime sia la splendida caratterizzazione dei bambini e dei ragazzi prodigio della Wammy's House. Sarà che io sono di parte perchè amo molto le persone introspettive ma tormentate, ma trovo che ogni loro caratteristica, dal design alle loro "manie" alle loro parole, siano eccezionali. Del resto credo che persone così intelligenti e profonde come loro non possano essere persone come le altre. Delle persone come loro possono solamente finire schiacciate dal peso della loro mente, dalla stupidità altrui e dalle loro responsabilità, e credo che questo calzi a pennello per quanto riguarda L, ma anche Near. E' una caratterizzazione molto realistica che si rispecchia anche nella realtà.
Tra l'altro, parentesi, tutti odiano Near ma sinceramente non capisco perchè. Io trovo che sia il degno successore di L. La sua intelligenza e il suo intuito sono strepitosi, il suo carisma pure (un ragazzino in pigiama bianco che risolve il caso più difficile di tutti i tempi mentre gioca con i pupazzetti e fa gli edifici di dadi dove lo trovate?), e anche la sua caratterizzazione (scena strepitosa quando nello speciale tutti i membri dell'SPK muoiono e lui con la faccia imbrattata di sangue è incazzato nero solo perchè gli hanno buttato giù la costruzione fatta con i dadi. EPIC). Mah, personalmente lo adoro tanto quanto L. Invece non capisco perchè a tutti piace Mello che è il David Bowie dei poveri di turno, oltre a essere inguardabile e inutile (ok fangirl adesso potete uccidermi a sprangate, visto che vi piace tanto questo imbecille col caschetto). 


Per ora mi fermo qui con le considerazioni su Death Note, se poi mi verrà in mente altro da scrivere lo aggiungerò. :)


venerdì 12 dicembre 2014

Riflessioni e ipotesi su Madoka Magica


Stavo documentandomi un po' su alcuni aspetti molto ambigui della storia, ad esempio sulla strega che ipoteticamente sarebbe diventata Madoka in seguito al suo desiderio, ovvero Kriemhild Gretchen, e su chi possa essere invece Walpurgisnacht. Ho letto molti pareri diversi e contrastanti. C'è chi dice che Walpurgis sia un'altra maga ignota del passato, c'è chi dice che sia Homura, c'è chi non dice proprio perchè non c'ha capito nulla. Io delle idee con tanto di motivazione me le sono fatte, ovviamente sono solo mie ipotesi.
Intanto, comincio dalla teoria secondo la quale Walpurgis sia Homura. L'obiezione più comune è che non possa esserlo perchè Homura ha già la sua witch form che è Homulilly, presente nel terzo film (e nel gioco per PSP se non erro, a cui non ho giocato). E questo ci potrebbe stare apparentemente, nonostante ci siano una serie di coincidenze infinite. Ad esempio, la descrizione di Walpurgis come "la strega dell'impotenza e dell'inevitabilità", "colei che rappresenta la follia che gira in tondo", che "continuerà a vagare senza metà nel mondo portando la disperazione". Oppure il suo design, una specie di donna a testa in giù con un vestito settecentesco e dalla gonna un gran numero di ingranaggi che ruotano inccessantemente. In quanto la tipologia di potere e anche di design di una strega derivano proprio dal desiderio che le ha portate alla disperazione (esempio classico, Oktavia von Seckendorff, ovvero la strega di Sayaka con scenografie, poteri e mignon musicali e teatrali), sarebbe plausibile che una strega con ingranaggi che ruota incessantemente con la sua follia descritta come "strega dell'inevitabilità" possa comunque essere Homura (quale rappresentazione migliore per lei, che torna costantemente indietro nel tempo ripetendo la stessa sequenza temporale, azione dettata dalla sua disperazione nel non riuscire a salvare Madoka?). La follia che porta Walpurgis a girare costantemente su se stessa con i suoi ingranaggi portando la disperazione è la stessa insana follia che porta Homura a stravolgere in continuazione le timeline di Madoka, pur sapendo che ogni volta che lo farà il suo destino si farà sempre più tragico e pesante. Pur di non vederla morire ancora una volta di fronte ai suoi occhi. Quindi un vero nonsense. Però c'è Homulilly che manda tutto nella pattumiera (o forse no, considerando che con così tante timeline magari esistono tante forme di streghe per ciascuna maga, butto là).
Un'altra ipotesi che getto, è che Walpurgis sia Madoka. Walpurgis viene descritta come un
agglomerato di streghe. Nell'episodio finale è possibile vedere Madoka che, in seguito al suo desiderio di "cancellare le streghe del futuro e del passato", assorbe la disperazione dalle soul gem di tutte le maghe dentro di lei prima che diventino streghe. Dal suo desiderio si crea una soul gem gigantesca fatta di disperazione, che lei poi distrugge da Ultimate Madoka (La Speranza trascendetale entità divina ecc). E se non fosse riuscita a distruggerla? Sempre nell'episodio finale viene detto che il male e la disperazione ci saranno sempre, e se magari tutta la disperazione accumulata nella Soul Gem di Madoka avesse superato i confini del tempo e non si sia ripresentata sotto forma di Walpurgis in ogni fottuta timeline? Considerando poi che appare sempre dal nulla, è probabile che possa trascendere tempo e spazio (e considerando anche tutti suoi simbolici ingranaggi, è plausibile che possa viaggiare nel tempo). Quindi Kriemhild e Walpurgis (che tra l'altro hanno lo stesso design speculare, e messe una sopra l'altra formano una clessidra), rappresentanti rispettivamente la Pietà e la Inevitabilità, potrebbero essere semplicemente due diverse forme di Madoka (che tanto essendo un'entità spirituale trascende le leggi dell'Universo e per quanto ne so io potrebbe esserci sempre stata). Visto che si parla spesso della teoria degli Infiniti Universi e che il simbolo dell'infinito e della clessidra ritornano spesso, non avrei problemi a vederla così. E poi va beh, rifaccio la stessa considerazione di prima, ovvero quella del design, applicata a Madoka. Lei non è altro che la vittima dell'amore insano di Homura, un burattino che si vede intrappolato nel circolo senza senso della sua "amica" (...) che stravolge continuamente le timeline incentrandole tutte su di lei. Anche in questo caso, sarebbe chiaro il simbolismo della strega con gli ingranaggi.

Buonanotte, Punpun




Ultimamente ho finito di leggere "Buonanotte, Punpun", manga realizzato dall'esordiente e già famosissimo Inio Asano. Ne voglio parlare perchè è per me un'opera talmente sconvolgente e sentita, che non potevo esimermi dal farlo.
"Buonanotte, Punpun" racconta la storia di Punpun, un bambino timido e introverso, piuttosto goffo e impacciato in qualsiasi cosa lui tenti di fare. Punpun non è particolarmente brillante a scuola, non è socievole e nemmeno coraggioso. Il suo ambiente familiare è pessimo: la madre pensa solo a se stessa, il padre è un alcolizzato, lo zio è in preda ai rimorsi. E' un bambino piuttosto inetto. La storia ruota proprio attorno all'inettitudine di Punpun e alla sua disperazione nel non riuscire a migliorare, a diventare come gli altri, ad avere una vita "normale". Crescendo, Punpun si rende sempre più conto di non riuscire a stare al passo degli altri. Nonostante tutti i suoi sforzi e i suoi continui tentativi di diventare qualcuno che non è lui, pur di essere apprezzato dagli altri, finisce poi per distruggere se stesso e perdersi nell'abisso della disperazione. Fallimento dopo fallimento, anno dopo anno, Punpun diventa sempre più affranto, sempre più avvilito, inglobando dentro la sua testa tutta la disperazione che accumula. Lo stesso modo di rappresentare graficamente il protagonista di questo manga non è solo fortemente simbolico, ma anche spiazzante per il lettore. A differenza di tutti gli altri personaggi, che hanno una normalissima forma umana, Punpun è rappresentato come un mostriciattolo. Nei primi volumi viene rappresentato come un ibrido tra un piccolo uccellino e un fantasmino, un esserino piccolo e indifeso che, proprio come un piccolo fantasma, cerca di restare sempre in disparte, di non interferire con la vita altrui, di essere invisibile. A Punpun non è concesso parlare tramite balloon, ma solo con piccole parole bianche su sfondo nero, quasi a voler suggerire una voce flebile, un sussurro. Il suo stesso modo di esprimersi fisicamente è limitato, a causa della sua forma, dell'espressione appena abbozzata, delle sue braccia e delle sue gambe disegnate a stecchetto. Punpun è intrappolato dentro la sua stessa figura e non può parlare come gli altri. Non gli è concesso gridare cos'ha dentro. Procedendo nella lettura, il lettore assiste alla metamorfosi fisica e psicologica di Punpun. Le sue sembianze diventano sempre più mostruose, di pari passo con i suoi pensieri, con la sua decomposizione interiore. Gli anni passano, inesorabilmente, e con loro la sua voglia di vivere. Ogni volta che Punpun si illude di aver trovato una persona che lo capisca, che provi sinceramente affetto per lui, poco dopo si ritrova con un pugno di mosche nella mano. Punpun vede sempre più la morte come l'unico rimedio per uscire dal mondo esterno, fatto di dolore, di odio, di inganno; l'unica speranza che ancora lo tiene in vita, è di rivedere Aiko, la bambina di cui era follemente innamorato. Una bambina strana, diversa dalle altre. Aiko è presente come un fantasma nella maggior parte dei volumi della serie, frutto dell'immaginazione di Punpun. Dopo l'ennesimo dolore inferto dagli altri, amplificato da una vita priva di obiettivi, di affetti, di amore per se stesso, decide di morire interiormente, per rinascere come una persona qualunque; una persona priva di preoccupazione per gli altri, coraggiosa, insensibile, spavalda (e aggiungerei cafona). "Addio, Punpun Onodera".
E' proprio a un passo dalla morte che, per un caso del destino, rivede Aiko dopo dieci anni. E' da questo momento in poi che la serie prende la piega più dolorosa.
Inizialmente entrambi mentono sulla loro vita passata, sul loro lavoro, sui loro affetti, sui loro sentimenti. Ma la menzogna dura poco, per lasciar posto alla verità. Anche Aiko, proprio come Punpun, ha vissuto una vita fatta di enormi sofferenze, priva di affetti e di obiettivi, solamente ricolma di disperazione. Anche lei ha vissuto solamente nella speranza di rivederlo. Per una serie di vicende, i due, che finalmente si sono ricongiunti, sono costretti a fuggire, ricercati per un omicidio. Da cui in poi si assiste a quelle poche settimane concesse ai due innamorati per stare insieme, seppur in una situazione fortemente drammatica, e priva di speranze. Vagano vivendo alla giornata, alternando momenti di apparente serenità e gioia, a momenti di terribile agonia. E poi un mattino, dopo una notte in una casa abbandonata, Punpun si sveglia, ma Aiko non è lì di fianco a lui. Si è uccisa, impiccandosi con una corda. Le sue ultime parole, la sera prima: "Ho espresso il desiderio che ci innamorassimo l'uno dell'altra. Il mio desiderio si è avverato. E' meraviglioso. Come può esistere una simile felicità?".
L'amore tra Aiko e Punpun è un amore viscerale e disperato, un amore tra due persone dilaniate e uccise dalla mostruosità che li circonda, e consapevoli della loro totale incapacità di sopravvivere in un mondo del genere.
Il titolo del manga riassume tutto questo. Ogni volta che, nel corso della storia, una fetta di Punpun muore, lui stesso dice tra sé e sé "Buonanotte, Punpun", quasi a voler dire addio a se stesso, a ciò che è davvero, alla perdita di tutta la sua innocenza e della sua purezza, distrutto dalla cattiveria e dal disinteresse altrui.
Buonanotte, Punpun.


Voto: 10

Viaggio Verso Agartha




Questo film mi ha lasciata parecchio perplessa. Al di là del fatto che l'ho visto
in italiano, e mi auguro che nessuno di voi abbia fatto questo errore. Riporto da Wiki:

"L'edizione italiana è stata supervisionata da Cedric Littardi con la traduzione dal giapponese di Savaka Kozeki[6] ed ha scatenato numerose proteste da parte degli appassionati perché il doppiaggio italiano è stato eseguito in Francia, presso lo studio Wantake, da un cast di doppiatori non-professionisti e di nazionalità italo-francese. Il doppiaggio ha quindi ricevuto molte recensioni negative su Amazon.it e la Kazé è stata bersagliata di commenti negativi su Facebook e Twitter.[7]"

Il doppiaggio di questo film è il peggiore che io abbia mai sentito nella storia di film, anime, videogiochi, tutto. E' davvero imbarazzante, cafone, disgustoso e raccapricciante, e non risparmia nessun personaggio, né le comparse nè i protagonisti. Voce mononota in stile Elio, pessime intonazioni, pessima recitazione (anche nei momenti di ipotetico pericolo l'inclinazione tonale è sempre la stessa, parlano come se dovessero prendere un etto di prosciutto al supermercato), inclinazioni dialettali (romane e meridionali, Shin sembra che sia romeno), addirittura errori grammaticali ("Credo che TU HAI la Clavis!") e il gatto che cambia sesso (fino a tre quarti di film "Mimì" è maschio, po improvvisamente diventa femmina). Non so come abbiano potuto permettere un simile scempio. Davvero, non fatelo, perchè è raccapricciante. Fatelo solo per divertimento, se avete voglia di farvi due risate, perchè a me ha rovinato il film che già di per sé non mi entusiasmava. Sono finita a ridere per tre quarti della storia. Chiusa la parentesi sul doppiaggio. Ho fatto l'errore, forse, di aspettarmi troppo da Shinkai. Dopo aver visto i suoi precedenti lavori, credevo che anche questo sarebbe stato un ennesimo capolavoro. E invece....beh, mi ha lasciato parecchio l'amaro. La storia è raccontata con ritmi spesso troppo incalzanti e frettolosi, i dialoghi sono abbastanza scemi, i nomi delle cose pure. L'idea di base sarebbe stata veramente carina, ma è stata sviluppata malissimo. Si perde in scene e dettagli inutili, e non approfondisce aspetti più importanti (ad
esempio le motivazioni che spingono Shun a venire nel "mondo di sopra", cosa gli è successo e perchè poi si uccide lanciandosi dal precipizio, cosa sono i Quetzalcoatl e cosa ci facevano in superficie, perchè si mangiano Mimì....almeno io, personalmente, non ho capito nulla di tutto questo). Nemmeno la parte finale è chiara (la divinità di Agartha che si prende gli occhi del professore in cambio di
ridare all'anima a Lisa, che però si infila in Asuna, che però torna se stessa, ecc.... nulla), e il finale vero e proprio è....sì devo dirlo, è davvero pessimo e ancora una volta non chiaro (Asuna che si diploma. E quindi? A noi che ce ne frega?). Titoli di coda, e ancora una volta il nulla. Mi sembra quasi che in questo film Shinkai abbia tentato di imitare Miyazaki, mettendo in gioco una storia-fiabetta un po' superficialotta, la magia, le cose tribali e il messaggio della natura amica in stile Principessa Mononoke, con tanto anche di amichetto peloso simpatico, sempre in stile Miyazaki (si vede che Miyazaki mi ha scartavetrato le balle abbastanza e mi sta sul cazzo perchè è monotono e superficiale? Oddio eresia adesso mi trovo le fangirl sotto casa con le spranghe).
Credo che si sia capito che mi ha delusa molto. Ribadisco che l'idea di fondo sarebbe stata bellissima, ovvero di fare una storia basata sulla mitologia azteca, ma è stata strutturata, diciamolo con il termine giusto, di merda. Il film si salva solamente grazie ai colori e al rendering spettacolare tipici di Shinkai. Il character design non mi piace per niente, ma del resto il disegno dei personaggi
di Shinkai non mi è mai piaciuto, ma non credo sia quello l'importante. Qua non si
salva quasi nulla. 


Voto: 6

Nascita del blog

Era da molto tempo che avevo intenzione di aprire un blog in cui scrivere tutte le riflessioni che faccio su anime, manga, videogiochi, ecc, ma ho sempre procrastinato. Ora ho deciso di aprirlo, anche se con un po' di timore, perchè fondamentalmente sono pigra e la costanza non è proprio il mio punto forte. Spero di riuscire a realizzare per davvero questo piccolo progetto che ho da tanto. Il blog si chiama "Daphne's Tea Time" perchè ogni pomeriggio, dopo aver preso il tè, scrivo ciò che penso di un anime che ho appena visto o di altro sul mio computer. Spero che ciò che scrivo sia di vostro gradimento. Se non lo è, fa uguale. :)
A questo blog inoltre contribuirà il mio fidato collaboratore di visioni/letture/videogiocate Erick, che dirà anche la sua opinione su ciò che vediamo.
Enjoy.