venerdì 12 dicembre 2014

Buonanotte, Punpun




Ultimamente ho finito di leggere "Buonanotte, Punpun", manga realizzato dall'esordiente e già famosissimo Inio Asano. Ne voglio parlare perchè è per me un'opera talmente sconvolgente e sentita, che non potevo esimermi dal farlo.
"Buonanotte, Punpun" racconta la storia di Punpun, un bambino timido e introverso, piuttosto goffo e impacciato in qualsiasi cosa lui tenti di fare. Punpun non è particolarmente brillante a scuola, non è socievole e nemmeno coraggioso. Il suo ambiente familiare è pessimo: la madre pensa solo a se stessa, il padre è un alcolizzato, lo zio è in preda ai rimorsi. E' un bambino piuttosto inetto. La storia ruota proprio attorno all'inettitudine di Punpun e alla sua disperazione nel non riuscire a migliorare, a diventare come gli altri, ad avere una vita "normale". Crescendo, Punpun si rende sempre più conto di non riuscire a stare al passo degli altri. Nonostante tutti i suoi sforzi e i suoi continui tentativi di diventare qualcuno che non è lui, pur di essere apprezzato dagli altri, finisce poi per distruggere se stesso e perdersi nell'abisso della disperazione. Fallimento dopo fallimento, anno dopo anno, Punpun diventa sempre più affranto, sempre più avvilito, inglobando dentro la sua testa tutta la disperazione che accumula. Lo stesso modo di rappresentare graficamente il protagonista di questo manga non è solo fortemente simbolico, ma anche spiazzante per il lettore. A differenza di tutti gli altri personaggi, che hanno una normalissima forma umana, Punpun è rappresentato come un mostriciattolo. Nei primi volumi viene rappresentato come un ibrido tra un piccolo uccellino e un fantasmino, un esserino piccolo e indifeso che, proprio come un piccolo fantasma, cerca di restare sempre in disparte, di non interferire con la vita altrui, di essere invisibile. A Punpun non è concesso parlare tramite balloon, ma solo con piccole parole bianche su sfondo nero, quasi a voler suggerire una voce flebile, un sussurro. Il suo stesso modo di esprimersi fisicamente è limitato, a causa della sua forma, dell'espressione appena abbozzata, delle sue braccia e delle sue gambe disegnate a stecchetto. Punpun è intrappolato dentro la sua stessa figura e non può parlare come gli altri. Non gli è concesso gridare cos'ha dentro. Procedendo nella lettura, il lettore assiste alla metamorfosi fisica e psicologica di Punpun. Le sue sembianze diventano sempre più mostruose, di pari passo con i suoi pensieri, con la sua decomposizione interiore. Gli anni passano, inesorabilmente, e con loro la sua voglia di vivere. Ogni volta che Punpun si illude di aver trovato una persona che lo capisca, che provi sinceramente affetto per lui, poco dopo si ritrova con un pugno di mosche nella mano. Punpun vede sempre più la morte come l'unico rimedio per uscire dal mondo esterno, fatto di dolore, di odio, di inganno; l'unica speranza che ancora lo tiene in vita, è di rivedere Aiko, la bambina di cui era follemente innamorato. Una bambina strana, diversa dalle altre. Aiko è presente come un fantasma nella maggior parte dei volumi della serie, frutto dell'immaginazione di Punpun. Dopo l'ennesimo dolore inferto dagli altri, amplificato da una vita priva di obiettivi, di affetti, di amore per se stesso, decide di morire interiormente, per rinascere come una persona qualunque; una persona priva di preoccupazione per gli altri, coraggiosa, insensibile, spavalda (e aggiungerei cafona). "Addio, Punpun Onodera".
E' proprio a un passo dalla morte che, per un caso del destino, rivede Aiko dopo dieci anni. E' da questo momento in poi che la serie prende la piega più dolorosa.
Inizialmente entrambi mentono sulla loro vita passata, sul loro lavoro, sui loro affetti, sui loro sentimenti. Ma la menzogna dura poco, per lasciar posto alla verità. Anche Aiko, proprio come Punpun, ha vissuto una vita fatta di enormi sofferenze, priva di affetti e di obiettivi, solamente ricolma di disperazione. Anche lei ha vissuto solamente nella speranza di rivederlo. Per una serie di vicende, i due, che finalmente si sono ricongiunti, sono costretti a fuggire, ricercati per un omicidio. Da cui in poi si assiste a quelle poche settimane concesse ai due innamorati per stare insieme, seppur in una situazione fortemente drammatica, e priva di speranze. Vagano vivendo alla giornata, alternando momenti di apparente serenità e gioia, a momenti di terribile agonia. E poi un mattino, dopo una notte in una casa abbandonata, Punpun si sveglia, ma Aiko non è lì di fianco a lui. Si è uccisa, impiccandosi con una corda. Le sue ultime parole, la sera prima: "Ho espresso il desiderio che ci innamorassimo l'uno dell'altra. Il mio desiderio si è avverato. E' meraviglioso. Come può esistere una simile felicità?".
L'amore tra Aiko e Punpun è un amore viscerale e disperato, un amore tra due persone dilaniate e uccise dalla mostruosità che li circonda, e consapevoli della loro totale incapacità di sopravvivere in un mondo del genere.
Il titolo del manga riassume tutto questo. Ogni volta che, nel corso della storia, una fetta di Punpun muore, lui stesso dice tra sé e sé "Buonanotte, Punpun", quasi a voler dire addio a se stesso, a ciò che è davvero, alla perdita di tutta la sua innocenza e della sua purezza, distrutto dalla cattiveria e dal disinteresse altrui.
Buonanotte, Punpun.


Voto: 10

2 commenti:

  1. Questa eccezionale storia lascia il lettore senza fiato pagina dopo pagina. Non si riesce quasi a smettere di leggere, esattamente come è successo a me. La genialità di Asano si apprezza subito nella strana scelta del personaggio protagonista che tutti vedono come "normale": una chiara allegoria della vita che si paleserà pian piano nelle pagine seguenti. La struggente e maledetta storia d'amore con Aiko emoziona e colpisce nel profondo e il lettore si sente quasi parte di questo amore maledetto che porta all'autodistruzione. Una scelta coraggiosa, una matassa che si dipana in modo magistrale fino ad un finale che commuove e fa riflettere.

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  2. Adesso sono curiosa di leggere Solanin, poi magari quando l'ho finito scriverò qualcosa pure su quello. Anche se, non so, sento che non potrò mai trovare qualcosa meglio di Punpun.

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